
L'Espresso 27/06/2008
L'uomo che ha creato L'ABISSO NUCLEARE
Filmati con i test per lanciare scorie radioattive nel fondo dei mari. E
documenti sulle coperture internazionali all'attività di Giorgio
Comerio, il faccendiere al centro delle trame dell’omicidio Alpi
DI RICCARDO BOCCA
C'è qualcuno che si muove nell'ombra. Qualcuno che vuole cancellare i
risultati delle indagini svolte su un capitolo gravissimo della recente
storia italiana: l'affondamento clandestino di rifiuti tossici e
radioattivi nei mari di mezzo mondo. Mediterraneo incluso. Una vicenda
sulla quale ha scavato, a metà anni Novanta, l'attuale sostituto
procuratore generale di Reggio Calabria Francesco Neri, e da cui è
emerso un sistema criminale che per gli investigatori «attenta
all'incolumità dell'intera popolazione mondiale». Al centro della scena,
legati allo smaltimento illecito di scorie nucleari, l'omicidio in
Somalia della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran
Hrovatin. La vendita internazionale di armi strategiche. L'accordo tra
massonerie, mafie e governi.
Nonché il sistema illegale con il quale l'Enea (l'Ente italiano per le
nuove tecnologie, energia
e ambiente) avrebbe eliminato avanzi radioattivi. Argomenti ai quali
"L'espresso" ha dedicato, negli ultimi anni, articoli e copertine,
ponendo domande che non hanno ricevuto risposte. Allora come oggi,
prevalgono omertà e paura. Non conta che l'indagine di Neri sia prima
passata alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e poi
sfumata in un'archiviazione. C'è ancora molto da scoprire, in quelle
centinaia di migliaia di pagine conservate nell'archivio della Procura
di Reggio. Ci sono indicazioni sulle spregiudicate manovre nucleari di
Europa e Stati Uniti. Ci sono i nomi di trafficanti senza scrupoli,
quelli delle loro società. E proprio per questo c'è chi cerca di
eliminare gli indizi. Di recente, ad esempio, il magistrato Neri ha
segnalato la manomissione del plico con i documenti raccolti da Natale
De Grazia: il capitano di corvetta, morto in circostanze dubbie, che
aveva trovato copia del certificato di morte di Ilaria Alpi a casa di
Giorgio Comerio, un faccendiere investigato per smaltimento illecito di
scorie radioattive.
Ora invece è l'avvocato di Neri, Lorenzo Gatto, a rendere pubblico un
episodio avvenuto il 3 giugno: «Sono andato in Procura a Reggio per
cercare ancora il certificato Alpi, e ho notato un'altra anomalia: lo
scatolone numero nove, quello che contiene il primo e il secondo volume
di informazioni del Sismi, era aperto sul lato destro. L'ho segnalato al
pm di turno e al cancelliere capo, i quali hanno riconosciuto che era
staccato l'adesivo. Il cancelliere capo, allora, mi ha invitato a
verificare se riuscissi a sfilare documenti, e l'ho fatto senza
difficoltà: ho estratto sei fogli, chiedendo che la questione venisse
messa a verbale». A questo punto, la speranza è che la Procura di Reggio
Calabria abbia aperto un'indagine sulla scomparsa dei documenti e la
violazione dei plichi. Certo è che la politica, alla notizia della
scomparsa del certificato di morte di Ilaria Alpi, ha taciuto. Tutto è
continuato come niente fosse. Tutto tranne un particolare: il magistrato
Neri, per potersi difendere da una
querela dell'ex presidente somalo Ali Mahdi (ora archiviata), ha chiesto
l'accesso alle carte della sua vecchia inchiesta. E così è tornato in
possesso delle informazioni segrete che aveva dovuto cedere in corsa
all'Antimafia. Pagine esplosive, dove il protagonista è Giorgio Comerio:
lo stesso personaggio che nella villa a San Bovio di Garlasco (Pavia)
conservava il certificato di morte di Ilaria Alpi. Un italiano che per
la nostra giustizia è attualmente irreperibile, e che in passato è
sfuggito alle domande della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti.
«Giorgio Comerio», si legge in un'informativa dei carabinieri, «è
persona di intelligenza spiccata, sicuramente massone, appartenente ai
servizi segreti argentini e legato ai più grossi finanzieri mondiali, e
in particolare europei». Nato a Busto Arsizio (Varese) il 3 febbraio
1945, scrivono gli investigatori che «sarebbe stato espulso dal
Principato di Monaco il 24 marzo 1983, e avrebbe avuto problemi con la
giustizia belga per truffa e altro». Dopodiché è stato «arrestato il 12
luglio 1984 a Lugano per truffa e frode, nonché per violazione delle
leggi federali sugli stranieri». Elementi che Neri ignora, quando
s'imbatte per la prima volta nel faccendiere lombardo. A fargli il suo
nome, nel 1995, è il procacciatore d'affari Elio Ripamonti, fermato alla
frontiera tra Italia e Svizzera con una valigetta zeppa di carte sullo
smaltimento dei rifiuti radioattivi. Nel maggio 1993, racconta
Ripamonti, era andato a Garlasco da Comerio per valutare il progetto di
un'imbarcazione. « Nel parlare, mi ha detto che c'era la possibilità di
smaltire scorie nucleari, prospettandomi come doveva essere svolto il
lavoro». II sistema, continua Ripamonti, era basato su «container messi
in siluri di acciaio, studiati per essere collocati nel fondo marino a
circa 400 metri di profondità». Comerio gli offre l'esclusiva per la
Svizzera in cambio di una cauzione da 100 milioni di lire. Aggiunge che
l'operazione gli avrebbe fruttato una provvigione pari al 10 percento
del totale. E si spinge oltre, in dettagli di incredibile gravita: «Mi
disse che aveva conoscenze nell'ambito dell'Enea, e si era riservato
l'esclusiva per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti in
Italia (vedi box a pag. 66)».
Non solo: Comerio, dice Ripamonti, parla dei «contatti con un
funzionario della Lettonia, che aveva concesso le autorizzazioni per il
seppellimento nel mare del Nord delle scorie radioattive». Poi gli
mostra «una videocassetta dove si vedeva lo smaltimento in mare dei
rifiuti», precisando che era «una prova». Da qui parte il pubblico
ministero Neri: dalla necessità di capire chi è davvero Comerio e cosa
si nasconde dietro di lui. Prima tappa, il Centro comune di ricerca
(Ccr) a Ispra, sul lago Maggiore, dove dal 1977 al 1988 viene studiato
per la Comunità europea (con il sostegno di
Italia, Francia, Stati Uniti, Belgio, Canada, Australia, Giappone,
Inghilterra, Svezia, Germania
Ovest, Olanda e Svizzera) il piano Dodos: Deep Ocean Data Operating.
L'obiettivo del progetto, dice l'8 giugno 1995 agli inquirenti il
funzionario della struttura Charles Nicholas Murray, era valutare «lo
stoccaggio di scorie radioattive in ambiente naturale terrestre o
marino». In altre parole, si analizza per 11 anni quello che Comerio
illustra a Ripamonti: l'inserimento in missili-penetratori di scorie
radioattive e la loro eliminazione dentro i fondali. Anche Comerio,
riferisce Murray, ha collaborato al lavoro, elaborando una boa per il
controllo satellitare dei siluri. Ma c'è dell'altro, in gioco. A fine
progetto, scartato per il timore di attentati terroristici ai siti
marini, al centro nucleare di Ispra viene rubato un fondamentale
componente elettronico della boa. E gli investigatori, testimoniano le
carte di Reggio, indicano come sospettato dell'azione (eseguita
probabilmente per «sottrarre tecnologia avanzata a favore di un paese
esterno alla Cee») Comerio.
Un'ipotesi a cui si somma, sette anni dopo, il ritrovamento nella sua
villa di videocassette cruciali sul piano strategico-ambientale:
documenti rimasti fino a questo momento nell'archivio della Procura di
Reggio, e ora proposti in esclusiva sul sito de "L'espresso". Nel primo
filmato, titolato "International long gare cruise junejuly 1985", si
assiste per quasi 50 minuti a esperimenti di tecnici internazionali
sulla nave M. V. Marion Dufresne, tra i quali l'immersione in mare dei
siluri-penetratori per i rifiuti radioattivi. Nel secondo, titolato
Euratom 1986 e lungo circa 40 minuti, si mostra l'assemblaggio di una
boa tecnologica costruita dalla società M.e.i. (Marine electronics
industries: secondo gli investigatori diretta da Comerio), e la sua
collocazione in acqua nel golfo di La Spezia. Domanda: sono immagini
girate da Comerio? E sennò, da chi ha avuto questo materiale? Forse da
Nicholas Murray, il cui nome compare alla voce "camera" nel finale della
prima videocassetta ? Un fatto è acquisito: in una relazione al suo
superiore, il pm Neri scrive che Comerio, «come comprovato dai documenti
del Sismi», e Murray avrebbero «trafugato» dal centro di Ispra il
progetto dei siluri. E tutto, dal materiale di Reggio Calabria, fa
ipotizzare che l'idea di commercializzarlo non sia rimasta in un
cassetto (malgrado dal 1972 la Convenzione di Londra vieti lo
smaltimento marittimo di rifiuti tossici). Proprio i siluri-penetratori,
infatti, sono il tema chiave di un opuscolo scoperto nella villa di
Comerio e gestito dalla sua società O.d.m. (Oceanic disposal
management). Inoltre, diversi testimoni parlano degli accordi presi dal
faccendiere con governi stranieri per affondare i suoi siluri.
Addirittura, dai materiali conservati a Reggio spunta un'informativa del
pm Neri, dove si legge che «il 29 giugno 1995 è stata rinvenuta, tra la
documentazione del Sismi riguardante Comerio, una bolla di consegna di 8
mila chilogrammi di rifiuti radioattivi provenienti dall'America » a
bordo della nave Akrux. E non è finita.
Giampiero Pagliericcio, secondo il pm Neri « legato a tutte le vicende
di Comerio », racconta il 7 febbraio 1996 di essere certo «che il
progetto O.d.m. fosse legale, anche perché mi era stato detto che gli
americani e i francesi avevano già iniziato l'attività di smaltimento
rifiuti tramite l'affondamento con penetratori. Di più: sempre
Pagliericcio dichiara che Gabriele Molaschi (per gli inquirenti socio di
Comerio nella O.d.m. e trafficante internazionale di armi) «gli ha
riferito che gli americani smaltivano rifiuti radioattivi affondandoli
con il sistema di Comerio, in Atlantico e in prossimità delle coste del
Brasile ». Una pratica molto diffusa, a quanto pare: «E noto», conclude
Pagliericcio, che anche «il governo russo smaltisce da sempre in mare
rifiuti radioattivi. E per la precisione nel Mar glaciale artico, in
prossimità dell'isola (arcipelago, ndr) Novaja Zemlja».
La cosa impressionante, è che agli atti risulta un elenco di 45 nazioni
con le quali Comerio «ha raggiunto tra il 1982 e il 1990 un accordo per
la concessione di zone marine, denominate Eez, ove seppellire
penetratori carichi di scorie radioattive» (informativa dei carabinieri,
18 novembre 1995). Si va dalle Filippine a Cuba, dal Sudan al Kenya, dal
Brasile all'Iraq, dall'Egitto alla Yugoslavia.
Il fisico Massimo Genoni, nel 2006, racconta al Nucleo operativo
ecologico dei carabinieri che Comerio ha chiesto a lui e alla moglie
Laura Antoniazzi (anch'ella fisico) di svolgere calcoli per i
penetratori. «A un incontro», dice, «erano presenti persone di
nazionalità svizzera, i quali erano intermediari di industrie svizzere
interessati allo smaltimento dei rifiuti». Lo stesso Comerio, aggiunge,
«indicava che altri materiali radioattivi da smaltire erano di origine
cecoslovacca».
Il tutto mentre la Polizia forestale di Brescia scrive che Dario
Viccica, personaggio attivo nelle trattative per l'affondamento delle
scorie in Sierra Leone, «faceva chiaramente intendere che Comerio aveva
già siglato un contratto di massima con il governo francese e
austriaco», tant'è che «il governo francese aveva messo a disposizione
del Comerio le proprie isole del nord del Continente antartico, anche se
Comerio non riteneva economicamente interessante il loro utilizzo»
(Viccica, specifica la relazione di servizio, ritratta immediatamente
quando l'agente della Forestale cerca di approfondire la questione,
sostenendo di «non essere assolutamente al corrente degli affari di
Comerio»). Particolari sconcertanti, assurdi quasi. Ma superati dal
capitolo più tragico di questa storia: lo smaltimento di rifiuti
radioattivi in Somalia e l'omicidio di Maria Alpi e Miran Hrovatin.
L'ennesimo mistero dove si trova Comerio, e sul quale la squadra del pm
Neri stava indagando.
Come riferito da "L'espresso" nel 2004, infatti, il maresciallo dei
carabinieri Nicolo Moschitta ha dichiarato alla commissione parlamentare
sul Ciclo dei rifiuti che « Comerio aveva corrotto (il leader somalo)
Ali Mahdi, riuscendo a ottenere le autorizzazioni per inabissare le
scorie ». Sempre Moschitta ha aggiunto che «un giorno (...) pervenne una
comunicazione da Greenpeace di Londra, nella quale si diceva che al
largo della Somalia, nella zona di Bosaso, c'era una nave che inabissava
in mare dei fusti». E il dato pesante è che le indicazioni si rivelano
«identiche a quanto contenuto nel progetto O.d.m di Giorgio Comerio». Un
quadro cupo, anche per la tempistica. La fase avanzata delle trattative
tra O.d.m. e Ali Mahdi è del settembre 1994; Alpi e Hrovatin vengono
uccisi il 20 marzo 1994; e l'anno dopo, a villa Comerio, viene trovata
copia del certificato di morte di Ilaria Alpi. Materiale che avrebbe
dovuto essere approfondito, sottoposto a verifiche incrociate. Invece è
finito nell'archivio della Procura di Reggio.
Con un altro dettaglio, anch'esso preoccupante. Un particolare che
riguarda sempre Viccica, l'uomo delle trattative con la Sierra Leone. Il
quale, scrive il maresciallo Moschitta, era «titolare della società
Supermarina di Catania», attiva nel settore del trasporto mercantile,
che nel 1990 stipula un contratto da 14 miliardi di lire per farsi
costruire due imbarcazioni dalla S.e.c. di Viareggio: lo stesso armatore
che ha costruito le navi sulle quali indagava Ilaria Alpi. È possibile,
con simili premesse, che il faccendiere Comerio resti irreperibile? È
giustificabile che su una figura di tale pericolosità, ribadita da pm e
investigatori, non si faccia chiarezza? Eppure, mostrano le carte di
Reggio Calabria, le informazioni su di lui abbondano. Fin dagli anni
Ottanta, Sismi e Sisde lo hanno tenuto sotto osservazione. Si conoscono,
ad esempio, le sue trattative per vendere a Iran e Libia le cosiddette
telemine, micidiali missili subacquei a guida satellitare. Già nel 1989,
il Sismi sa della presentazione a Lugano di un suo prototipo di telemina
«alla presenza di ufficiali della Marina militare italiana ». E
altrettanto noti diventano, a un certo punto, i legami con la mafia:
«Comerio», scrive nel 1996 il maresciallo Moschitta, « ha tentato di
riciclare in Belgio un titolo di credito da 100 mila dollari della Union
Carbide Corporation, asportato a New York da Cosa nostra». Lo stesso
anno, c'è traccia del «probabile rinvenimento del progetto O.d.m. a casa
di Theodor Cranendonk», arrestato dalla Direzione distrettuale antimafia
di Milano per «un imponente traffico internazionale di armi dirette al
cartello Serraino-Condello-Imerti di Reggio Calabria». Non va
dimenticata, infine, la testimonianza dell'ex compagna di Comerio Maria
Luigia Nintri, alla quale il faccendiere avrebbe confidato di
«appartenere ai servizi segreti»; né va sottovalutata l'informativa dei
carabinieri in cui, riprendendo altre confidenze della Nitri, si afferma
che «Comerio risulta collegato con gli attentati al presentatore
televisivo Maurizio Costanzo, ad alcuni monumenti di Roma e
all'Accademia dei georgofili a Firenze».
Tutte questioni che non sono state risolte; anzi si sono perse nel tempo.
ECCO I TRUCCHI SUI RIFIUTI ATOMICI
Nelle indagini del pm Francesco Neri viene chiamato "teste Billy". È
colui che «dal 1975 svolge attività di vigilanza per la radioprotezione
presso gli impianti nucleari di proprietà di Eni, Enel ed Enea», spiega
ai magistrati in un verbale del 17 marzo 1995. A ruota, riferisce di
avere scoperto «che la registrazione degli scarti nucleari era truccata,
al solo scopo di rendere incontrollabile il movimento in entrata e in
uscita di tutto il materiale radioattivo». Poi, nel verbale del 5
dicembre, cita Giorgio Comerio: «Non vi è dubbio», dice, «che ha avuto
rapporti diretti con l'Enea, se intendeva smaltire rifiuti
radioattivi in mare. Vi esorto pertanto a non fidarvi di nessuno, e a
mantenere inaccessibili a chiunque le dichiarazioni che ho reso».