Articolo sul Myanmar:
La gente disperata perchè colpita da un ciclone ha bisogno di aiuti... il "mitico" dittatore aspetta 1 settimana per decidere di che fare degli aiuti... CHE MERAVIGLIA! Si parla di almeno 100.000 Morti... aggiungiamone tanti altri per fame... mancanza di acqua per 1 settimana... UN POPOLO AFFAMATO E SENZA DEMOCRAZIA ORA MUORE DI FAME!
MYANMAR GRIDA IL SUO DOLORE! NON DIMENTICHIAMO! NON DIMENTICHIAMO!
Notizia presa da
reutersitalia
Notizie e amare verità... dalla Sicilia per la Sicilia dal Mondo... per il Mondo
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venerdì 9 maggio 2008
sabato 10 novembre 2007
ExBirmania
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=219506
da Rangoon
Una Aung San Suu Kyi definita «ottimista» ha avuto ieri a Rangoon, lontana dall’abitazione nella quale è confinata da 12 anni, due importanti incontri. La leader storica dell’opposizione birmana ha visto per circa due ore - per la prima volta negli ultimi tre anni - tre dirigenti del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd). E poi ha incontrato per la seconda volta un emissario della giunta militare. Al termine, Suu Kyi ha detto che bisogna anzitutto «lavorare a un processo di guarigione» del Paese e di avere avuto l’impressione che «la giunta faccia sul serio e abbia la volontà di operare per la riconciliazione nazionale». In effetti l’aria che si respirava ieri nella capitale, quando con un’auto dai vetri oscurati l’esile premio Nobel è stata condotta in una residenza del governo per i due incontri, ha fatto pensare a molti commentatori che realmente si stia aprendo uno spiraglio nella lunga battaglia per la democratizzazione del paese.
«La più grande occasione per tutte le parti dal 1988 di fare passi avanti», l’ha definita Win Min, analista birmano in esilio in Thailandia. È forse ancora solo una «speranza che si trovi un nuovo modus vivendi», ha avvertito però Trevor Wilson, ex ambasciatore australiano a Rangoon, attento conoscitore del Paese asiatico e cauto nell’entusiasmarsi. Wilson ha ricordato infatti che «il passato non invita all’ottimismo». Anche altri commentatori invitano alla cautela ricordando che i militari, al potere da 45 anni, non hanno esitato in passato a esibirsi in voltafaccia facendo scattare una dura repressione. E Amnesty International ha inviato alle autorità un documento nel quale denuncia gravi violazioni dei diritti umani tuttora in corso dopo la fine delle manifestazioni. Ma qualcosa comunque sembra muoversi. In due giorni la San Suu Kyi ha visto l’inviato dell’Onu Ibrahim Gambari, che l’ha definita «disposta a cooperare nell’interesse della nazione», un rappresentante del governo e tre membri del suo partito.
Secondo quello che ha dichiarato ai giornalisti il portavoce dell’Lnd, Nyan Win, a sei settimane dalla sanguinosa repressione della protesta guidata dai monaci buddisti, la dissidente ha chiesto alla giunta di nominare nel suo partito due «ufficiali di collegamento» per condurre i negoziati, lasciando intendere che per il momento non è in programma un suo rilascio.
da Rangoon
Una Aung San Suu Kyi definita «ottimista» ha avuto ieri a Rangoon, lontana dall’abitazione nella quale è confinata da 12 anni, due importanti incontri. La leader storica dell’opposizione birmana ha visto per circa due ore - per la prima volta negli ultimi tre anni - tre dirigenti del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd). E poi ha incontrato per la seconda volta un emissario della giunta militare. Al termine, Suu Kyi ha detto che bisogna anzitutto «lavorare a un processo di guarigione» del Paese e di avere avuto l’impressione che «la giunta faccia sul serio e abbia la volontà di operare per la riconciliazione nazionale». In effetti l’aria che si respirava ieri nella capitale, quando con un’auto dai vetri oscurati l’esile premio Nobel è stata condotta in una residenza del governo per i due incontri, ha fatto pensare a molti commentatori che realmente si stia aprendo uno spiraglio nella lunga battaglia per la democratizzazione del paese.
«La più grande occasione per tutte le parti dal 1988 di fare passi avanti», l’ha definita Win Min, analista birmano in esilio in Thailandia. È forse ancora solo una «speranza che si trovi un nuovo modus vivendi», ha avvertito però Trevor Wilson, ex ambasciatore australiano a Rangoon, attento conoscitore del Paese asiatico e cauto nell’entusiasmarsi. Wilson ha ricordato infatti che «il passato non invita all’ottimismo». Anche altri commentatori invitano alla cautela ricordando che i militari, al potere da 45 anni, non hanno esitato in passato a esibirsi in voltafaccia facendo scattare una dura repressione. E Amnesty International ha inviato alle autorità un documento nel quale denuncia gravi violazioni dei diritti umani tuttora in corso dopo la fine delle manifestazioni. Ma qualcosa comunque sembra muoversi. In due giorni la San Suu Kyi ha visto l’inviato dell’Onu Ibrahim Gambari, che l’ha definita «disposta a cooperare nell’interesse della nazione», un rappresentante del governo e tre membri del suo partito.
Secondo quello che ha dichiarato ai giornalisti il portavoce dell’Lnd, Nyan Win, a sei settimane dalla sanguinosa repressione della protesta guidata dai monaci buddisti, la dissidente ha chiesto alla giunta di nominare nel suo partito due «ufficiali di collegamento» per condurre i negoziati, lasciando intendere che per il momento non è in programma un suo rilascio.
sabato 6 ottobre 2007
Birmania : Allineati e Schiacciati
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/birmania-2/foto-schock/foto-schock.html
BANGKOK - "Le notizie e le immagini dei media hanno mostrato al mondo il vero volto dei militari killer birmani. Ma ora che le manifestazioni sono state represse, le notizie censurate e le macchine fotografiche vietate, non crediate che le uccisioni e le torture siano finite...". La lettera che accompagna una delle più scioccanti foto uscite dal Paese Prigione dei generali ci è stata recapitata da un giornalista birmano del quale per ovvie ragioni non riferiremo il nome. Anche a noi è ignoto il luogo dove l'immagine sia stata scattata, sebbene la fonte sia attendibile come il contenuto della denuncia, dove si torna a parlare delle fosse comuni di cui ha raccontato un ex ufficiale disertore, Hla Win, oggi sotto la protezione dell'ambasciata norvegese di Bangkok, che svelò nei giorni scorsi "migliaia di corpi seppelliti nella giungla".
Nel gelido clima di terrore seguito agli arresti di massa di civili e monaci, i tradizionali cortei mattutini dei religiosi per la questua rituale sono letteralmente quasi scomparsi dalle strade e nessuno si azzarda più a sfidare i soldati armati piazzati agli angoli degli incroci principali. A dar voce alle urla dal silenzio di questo paese imbavagliato dalla censura non restano che foto come questa e le dichiarazioni di testimoni autorevoli come Shari Villarosa, responsabile dell'ambasciata statunitense a Rangoon. "Da ciò che sappiamo la polizia militare a bordo di camion sta viaggiando attorno alla città nel mezzo della notte, entra nelle case e porta via la gente...", ha detto.
È ciò che sostiene anche l'autore della lettera alla quale è stata accompagnata l'immagine di almeno due uomini schiacciati sotto le ruote di un camion, ripresa evidentemente di notte con un flash. "Dopo aver torturato la gente e gli studenti nelle Unità investigative - è scritto nel testo in birmano - i bestiali uomini dell'Intelligence li gettano sui cassoni dei camion nel mezzo della notte e li portano via in strade segrete, lontano dagli occhi di tutti. Una volta giunti sul posto le persone e gli studenti che sono moribondi (ma ancora vivi) sono scaricati sul terreno come carcasse, allineati sulla strada sotto autotreni a dieci ruote e schiacciati".
Di fronte a tanta atrocità resta pur sempre il dubbio che questa e le altre numerose testimonianze sulle violenze contro centinaia di monaci e civili picchiati, denudati e spesso uccisi (come documentò un'altra terribile immagine di un religioso riverso nel fiume Yangon trasmessa dalla Abc) siano state forzate dagli esponenti del dissenso e accompagnate da ricostruzioni fotografiche ad hoc. Ma anche l'uccisione del fotoreporter giapponese Kenji Nagai fu attribuita dalle autorità birmane a un proiettile vagante prima che un video mostrasse l'immagine della sua uccisione a freddo da parte di un soldato.
Del resto nel 1988 e nel 1990 il regime dei generali negò lo stesso sterminio di almeno 3000 dissidenti uccisi nelle strade del centro teatro delle ultime imponenti manifestazioni guidate dai monaci contro l'aumento dei prezzi di generi di largo consumo come il combustibile e il riso. Prima del suo ultimo arresto nel maggio del 2003, anche la Nobel Aung San Suu Kyi fu testimone del brutale massacro di un numero imprecisato di suoi sostenitori a Depayin, nel nord del paese, pure questo negato dalle autorità che utilizzarono nell'impresa ex detenuti assoldati dall'organizzazione filo-governativa Usda e chiamati Swan Arrshin.
Nei giorni delle manifestazioni di massa delle settimane scorse tutte le tv hanno trasmesso i video usciti clandestinamente quando Internet ancora funzionava con militari e civili che caricavano sui camion i dimostranti per portarli via. Restano ancora i dubbi sulla loro sorte, visto che non si ha notizia di centinaia di persone arrestate, mentre l'esercito è sospettato di girare ancora casa per casa con le foto riprese durante i cortei. Dubbi che rafforzano la tesi contenuta nell'ultima parte della lettera accompagnata alla foto. "I corpi smembrati dai camion - è scritto - vengono successivamente gettati in grandi buche scavate dai macellai. In questo modo vengono fatti scomparire una volta per tutte. Tali demoniache atrocità - continua - vanno avanti giorno dopo giorno". Qualche speranza viene tuttavia dalla riunione di ieri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, al quale l'inviato Gambari ha riferito della sua visita in Birmania. Non c'è ancora un accordo sulle misure da adottare contro il regime, perché la Cina si oppone a sanzioni, ma il Consiglio ha convenuto che "è inaccettabile e insostenibile tornare indietro alla situazione precedente alla crisi".
(6 ottobre 2007)
Il popolo Birmano soffre... le persone vegono trucidate: E noi non facciamo niente... certo... la Cina non vuole... ha forti legami economici con il governo dittatoriale cosi come la Russia... ma in tutto questo, a mio parere persino gli Americani hanno qualcosa da nascondere... prendere il predominio su quella regione ricca di risorse... e strapparla alle altre sanguisughe.... ?
Nascondere i propri interessi sotto il nome di "LIBERTA'"... è molto facile... Gli Americani sono specialisti in questo.... ma sicuramente non sono tutti degli assassini e torturatori come i militari BIRMANI. I torturatori vengono puniti e incarcerati e cacciati dal corpo militare... in Birmania i torturatori vengono premiati...
spero che questa volta gli americani rispettino veramente la parola LIBERTA'
Cosa succederà? Non ho idea...
BANGKOK - "Le notizie e le immagini dei media hanno mostrato al mondo il vero volto dei militari killer birmani. Ma ora che le manifestazioni sono state represse, le notizie censurate e le macchine fotografiche vietate, non crediate che le uccisioni e le torture siano finite...". La lettera che accompagna una delle più scioccanti foto uscite dal Paese Prigione dei generali ci è stata recapitata da un giornalista birmano del quale per ovvie ragioni non riferiremo il nome. Anche a noi è ignoto il luogo dove l'immagine sia stata scattata, sebbene la fonte sia attendibile come il contenuto della denuncia, dove si torna a parlare delle fosse comuni di cui ha raccontato un ex ufficiale disertore, Hla Win, oggi sotto la protezione dell'ambasciata norvegese di Bangkok, che svelò nei giorni scorsi "migliaia di corpi seppelliti nella giungla".
Nel gelido clima di terrore seguito agli arresti di massa di civili e monaci, i tradizionali cortei mattutini dei religiosi per la questua rituale sono letteralmente quasi scomparsi dalle strade e nessuno si azzarda più a sfidare i soldati armati piazzati agli angoli degli incroci principali. A dar voce alle urla dal silenzio di questo paese imbavagliato dalla censura non restano che foto come questa e le dichiarazioni di testimoni autorevoli come Shari Villarosa, responsabile dell'ambasciata statunitense a Rangoon. "Da ciò che sappiamo la polizia militare a bordo di camion sta viaggiando attorno alla città nel mezzo della notte, entra nelle case e porta via la gente...", ha detto.
È ciò che sostiene anche l'autore della lettera alla quale è stata accompagnata l'immagine di almeno due uomini schiacciati sotto le ruote di un camion, ripresa evidentemente di notte con un flash. "Dopo aver torturato la gente e gli studenti nelle Unità investigative - è scritto nel testo in birmano - i bestiali uomini dell'Intelligence li gettano sui cassoni dei camion nel mezzo della notte e li portano via in strade segrete, lontano dagli occhi di tutti. Una volta giunti sul posto le persone e gli studenti che sono moribondi (ma ancora vivi) sono scaricati sul terreno come carcasse, allineati sulla strada sotto autotreni a dieci ruote e schiacciati".
Di fronte a tanta atrocità resta pur sempre il dubbio che questa e le altre numerose testimonianze sulle violenze contro centinaia di monaci e civili picchiati, denudati e spesso uccisi (come documentò un'altra terribile immagine di un religioso riverso nel fiume Yangon trasmessa dalla Abc) siano state forzate dagli esponenti del dissenso e accompagnate da ricostruzioni fotografiche ad hoc. Ma anche l'uccisione del fotoreporter giapponese Kenji Nagai fu attribuita dalle autorità birmane a un proiettile vagante prima che un video mostrasse l'immagine della sua uccisione a freddo da parte di un soldato.
Del resto nel 1988 e nel 1990 il regime dei generali negò lo stesso sterminio di almeno 3000 dissidenti uccisi nelle strade del centro teatro delle ultime imponenti manifestazioni guidate dai monaci contro l'aumento dei prezzi di generi di largo consumo come il combustibile e il riso. Prima del suo ultimo arresto nel maggio del 2003, anche la Nobel Aung San Suu Kyi fu testimone del brutale massacro di un numero imprecisato di suoi sostenitori a Depayin, nel nord del paese, pure questo negato dalle autorità che utilizzarono nell'impresa ex detenuti assoldati dall'organizzazione filo-governativa Usda e chiamati Swan Arrshin.
Nei giorni delle manifestazioni di massa delle settimane scorse tutte le tv hanno trasmesso i video usciti clandestinamente quando Internet ancora funzionava con militari e civili che caricavano sui camion i dimostranti per portarli via. Restano ancora i dubbi sulla loro sorte, visto che non si ha notizia di centinaia di persone arrestate, mentre l'esercito è sospettato di girare ancora casa per casa con le foto riprese durante i cortei. Dubbi che rafforzano la tesi contenuta nell'ultima parte della lettera accompagnata alla foto. "I corpi smembrati dai camion - è scritto - vengono successivamente gettati in grandi buche scavate dai macellai. In questo modo vengono fatti scomparire una volta per tutte. Tali demoniache atrocità - continua - vanno avanti giorno dopo giorno". Qualche speranza viene tuttavia dalla riunione di ieri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, al quale l'inviato Gambari ha riferito della sua visita in Birmania. Non c'è ancora un accordo sulle misure da adottare contro il regime, perché la Cina si oppone a sanzioni, ma il Consiglio ha convenuto che "è inaccettabile e insostenibile tornare indietro alla situazione precedente alla crisi".
(6 ottobre 2007)
Il popolo Birmano soffre... le persone vegono trucidate: E noi non facciamo niente... certo... la Cina non vuole... ha forti legami economici con il governo dittatoriale cosi come la Russia... ma in tutto questo, a mio parere persino gli Americani hanno qualcosa da nascondere... prendere il predominio su quella regione ricca di risorse... e strapparla alle altre sanguisughe.... ?
Nascondere i propri interessi sotto il nome di "LIBERTA'"... è molto facile... Gli Americani sono specialisti in questo.... ma sicuramente non sono tutti degli assassini e torturatori come i militari BIRMANI. I torturatori vengono puniti e incarcerati e cacciati dal corpo militare... in Birmania i torturatori vengono premiati...
spero che questa volta gli americani rispettino veramente la parola LIBERTA'
Cosa succederà? Non ho idea...
venerdì 5 ottobre 2007
Il Matrimonio della figlia del dittatore in Birmania
Da alcuni giornali apprendo che questo è il matrimonio della figlia del dittatore birmano Than Shwe... e chiunque divulghi questo video rischia il carcere in birmania.... :
dall'espresso:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/I-generali-che-sfidano-Buddha/1808990//1
[...]
a a dare l'idea del terrore e della confusione in cui vivono i generali di Naypyidaw nel loro autoimposto isolamento può forse bastare un episodio apparentemente minore accaduto pochi mesi prima che scoppiasse la rivoluzione color zafferano. Quando la pingue figlia del generale Than Shwe si è sposata, la giunta ha pensato infatti di celebrare l'evento con una festa sontuosa che richiamasse - ancora una volta - il fasto e l'opulenza delle antiche corti di Mandalay. L'intero establishment politico-militare è stato invitato e la cerimonia è stata un tripudio di stellette e champagne, con le signore che esibivano chili di quelle gemme e quei preziosi di cui è ricco il sottosuolo birmano. Le nozze sono state riprese da cameramen ufficiali e trasmesse alla tivù di Stato. Nel giro di poche settimane, tuttavia, il governo si è reso conto che il video rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol: quell'esibizione di ricchezza estrema era troppo oltraggiosa per i milioni di birmani alla fame e nei 'tea bar' la serata era stata sprezzantemente ribattezzata la 'Diamonds-full Night'. Quindi, con una decisione al limite del grottesco, la giunta ha dichiarato illegale la circolazione del video ufficiale. Ma era troppo tardi: una copia trafugata e spedita in qualche modo all'estero è finita su Internet, mentre nel paese il clip è diventato uno strumento di propaganda clandestina contro il regime. Nell'aprile del 2007, ad esempio, due persone sono finite in galera, a Nyaungdon, per 'possesso abusivo' del dvd con le nozze della figlia di Than Shwe.
[...]
dall'espresso:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/I-generali-che-sfidano-Buddha/1808990//1
[...]
a a dare l'idea del terrore e della confusione in cui vivono i generali di Naypyidaw nel loro autoimposto isolamento può forse bastare un episodio apparentemente minore accaduto pochi mesi prima che scoppiasse la rivoluzione color zafferano. Quando la pingue figlia del generale Than Shwe si è sposata, la giunta ha pensato infatti di celebrare l'evento con una festa sontuosa che richiamasse - ancora una volta - il fasto e l'opulenza delle antiche corti di Mandalay. L'intero establishment politico-militare è stato invitato e la cerimonia è stata un tripudio di stellette e champagne, con le signore che esibivano chili di quelle gemme e quei preziosi di cui è ricco il sottosuolo birmano. Le nozze sono state riprese da cameramen ufficiali e trasmesse alla tivù di Stato. Nel giro di poche settimane, tuttavia, il governo si è reso conto che il video rischiava di trasformarsi in un clamoroso autogol: quell'esibizione di ricchezza estrema era troppo oltraggiosa per i milioni di birmani alla fame e nei 'tea bar' la serata era stata sprezzantemente ribattezzata la 'Diamonds-full Night'. Quindi, con una decisione al limite del grottesco, la giunta ha dichiarato illegale la circolazione del video ufficiale. Ma era troppo tardi: una copia trafugata e spedita in qualche modo all'estero è finita su Internet, mentre nel paese il clip è diventato uno strumento di propaganda clandestina contro il regime. Nell'aprile del 2007, ad esempio, due persone sono finite in galera, a Nyaungdon, per 'possesso abusivo' del dvd con le nozze della figlia di Than Shwe.
[...]
martedì 2 ottobre 2007
Il ministro Birmano dice di non aver infranto i diritti umani
http://www.unita.it/view.asp?idContent=69308
Leggetevi l'articolo.
Che gli americani siano un tantino colonialisti... beh.. sono d'accordo. Ma se poi mi andate a dire che non avete infranto i diritti umani... beh... perchè non provate a chiederlo al giornalista GIUSTIZZIATO dal soldato birmano perchè aveva una telecamera in mano....
BIRMANI LIBERA! BIRMANIA LIBERA!
Leggetevi l'articolo.
Che gli americani siano un tantino colonialisti... beh.. sono d'accordo. Ma se poi mi andate a dire che non avete infranto i diritti umani... beh... perchè non provate a chiederlo al giornalista GIUSTIZZIATO dal soldato birmano perchè aveva una telecamera in mano....
BIRMANI LIBERA! BIRMANIA LIBERA!
domenica 30 settembre 2007
Birmania: vi faremo morire di fame
Ricopio un ariticolo di
www.ilTempo.it
Programma alimentare
Negati i viveri
al popolo
SANGUE e fame. Repressione e taglio dei viveri. La giunta militare birmana continua a infierire con ogni mezzo sulla popolazione, per stroncare la rivolta di monaci e laici. Nelle ultime ore ha prima bloccato la distribuzione di aiuti alimentari dal parte del Pam (Programma alimentare mondiale dell’Onu) a oltre 500mila persone e poi l’ha ripristinata: «Un appello alle autorità per avere accesso a Paese - ha commentato ieri mattina la direttrice del Pam Sheeran - La nostra preoccupazione è Mandalay, centro logistico e di smistamento», ha aggiunto Risley, portavoce del Pam per l’Italia. Qualche ora più tardi le autorità militari hanno dato il permesso di trasportare e consegnare a Lashio (centro-est) 195 tonnellate di cibo. Nella poverissima Birmania, attualmente mezzo milione di persone dipendono da un piano triennale del Pam. In totale i beneficiari dovrebbero essere 1,6 milioni, per un investimento totale di oltre 51,7 milioni di dollari ma l’organizzazione è riuscita finora a raccoglierne dai donatori solo 12,5 milioni. In alcune zone del Paese la malnutrizione riguarda fino al 70% dei bambini. Sono oltre 10mila - denuncia l’Unicef - le donne affette da Hiv che ogni anno danno alla luce tra i 3000 e i 4000 neonati portatori del virus. È proprio la fame a creare una triste quanto forte saldatura tra i monaci e i più poveri tra i poveri. I monaci - secondo i precetti buddisti - non possiedono nulla. Ma quando, all’alba, centinaia di tuniche rosse percorrono le strade polverose di villaggi e città, la ciotola delle elemosine si riempie di riso. Quando i monaci mangiano, la svuotano solo in parte. In fila, la gente attende la fine del pasto: nelle ciotole rimane sempre un po’ di riso. Così i monaci, lo versano fino all’ultimo chicco in buste di plastica, poi si avviano verso i lavatoi comuni. interni@iltempo.it.
domenica 30 settembre 2007
www.ilTempo.it
Programma alimentare
Negati i viveri
al popolo
SANGUE e fame. Repressione e taglio dei viveri. La giunta militare birmana continua a infierire con ogni mezzo sulla popolazione, per stroncare la rivolta di monaci e laici. Nelle ultime ore ha prima bloccato la distribuzione di aiuti alimentari dal parte del Pam (Programma alimentare mondiale dell’Onu) a oltre 500mila persone e poi l’ha ripristinata: «Un appello alle autorità per avere accesso a Paese - ha commentato ieri mattina la direttrice del Pam Sheeran - La nostra preoccupazione è Mandalay, centro logistico e di smistamento», ha aggiunto Risley, portavoce del Pam per l’Italia. Qualche ora più tardi le autorità militari hanno dato il permesso di trasportare e consegnare a Lashio (centro-est) 195 tonnellate di cibo. Nella poverissima Birmania, attualmente mezzo milione di persone dipendono da un piano triennale del Pam. In totale i beneficiari dovrebbero essere 1,6 milioni, per un investimento totale di oltre 51,7 milioni di dollari ma l’organizzazione è riuscita finora a raccoglierne dai donatori solo 12,5 milioni. In alcune zone del Paese la malnutrizione riguarda fino al 70% dei bambini. Sono oltre 10mila - denuncia l’Unicef - le donne affette da Hiv che ogni anno danno alla luce tra i 3000 e i 4000 neonati portatori del virus. È proprio la fame a creare una triste quanto forte saldatura tra i monaci e i più poveri tra i poveri. I monaci - secondo i precetti buddisti - non possiedono nulla. Ma quando, all’alba, centinaia di tuniche rosse percorrono le strade polverose di villaggi e città, la ciotola delle elemosine si riempie di riso. Quando i monaci mangiano, la svuotano solo in parte. In fila, la gente attende la fine del pasto: nelle ciotole rimane sempre un po’ di riso. Così i monaci, lo versano fino all’ultimo chicco in buste di plastica, poi si avviano verso i lavatoi comuni. interni@iltempo.it.
domenica 30 settembre 2007
venerdì 28 settembre 2007
Appello per la Giustizia e la Legalità in Calabria Petition
A quanto pare il ministro della giustizia Mastella ha trasferito un giudice in Calabria che a quanto pare stava indagando sui forti legami tra giustizia e politica.
Leggendo qua e la credo di aver capito che alcuni colleghi del signor De Magistris, il giudice che si occupava delle indagini, hanno informato il ministro Mastella, o qualche collaboratore, che il nome suo e anche quella del capo del governo apparivano agli atti e che ( anche se quello del Ministro non era tra gli indagati ) era venuto il momento di prendere provvedimenti: il giudice DEVE ESSERE trasferito. E cosi è stato...
Ministro Mastella.... MA CHE MERAVIGLIAAAAA!!
Qui la petizione : firmate... siamo gia' a 18 Mila
Appello per la Giustizia e la Legalità in Calabria Petition
Visitate anche i ragazzi di locri
http://www.ammazzatecitutti.org/il-movimento-2.php
a guardate che gli hanno organizzato al giudice De Magistris:
Leggendo qua e la credo di aver capito che alcuni colleghi del signor De Magistris, il giudice che si occupava delle indagini, hanno informato il ministro Mastella, o qualche collaboratore, che il nome suo e anche quella del capo del governo apparivano agli atti e che ( anche se quello del Ministro non era tra gli indagati ) era venuto il momento di prendere provvedimenti: il giudice DEVE ESSERE trasferito. E cosi è stato...
Ministro Mastella.... MA CHE MERAVIGLIAAAAA!!
Qui la petizione : firmate... siamo gia' a 18 Mila
Appello per la Giustizia e la Legalità in Calabria Petition
Visitate anche i ragazzi di locri
http://www.ammazzatecitutti.org/il-movimento-2.php
a guardate che gli hanno organizzato al giudice De Magistris:
giovedì 27 settembre 2007
Il massacro è cominciato in Birmania
Inutili e deboli le posizioni dei nostri paesi... l'ONU è tecnicamente inutile.. Cina e Russia hanno interessi troppo forti e per questo motivo non saranno presi provvedimenti di nessun genere contro il regime militare Birmano.
Libertà di stampa e di comunicazione sono stati tagliati... i militari sparano ad altezza uomo... cercando di colpire i giornalisti travestiti da turisti ( cosi dicono le fonti Birmane ) questo è chiaramente fatto : per cercare di coprire quanto più possibile il massacro di persone innocenti... chiudono gli internet point.. allontanano o arrestano quanti piu' report possibili... rastrellano i templi per catturare tutti i monaci che hanno dato via alla protesta... incarcerano intelletuali artisti... perchè sono loro che potrebbero guidare la protesta... nel frattempo nella televisione controllata dai militari fanno vedere musica... e chiedono di non partecipare alla protesta perchè illegale... NON FANNO VEDERE CHE STANNO MASSACRANDO SENZA VERGOGNA..
Altro articolo:
CooperazioneAgi
Articolo preso da
www.reppublica.it
ANGOON - Fonti ufficiali della giunta militare dicono nove morti, tra cui un fotografo giapponese, e un centinaio di feriti. Le voci che dalla capitale Rongoon riescono a superare divieti e censure, arresti, morte e black out forniscono numeri molto diversi. "Sparano nelle strade ad altezza uomo, chi riesce a vedere dai tetti dei palazzi parla di decine e decine di persone rimaste a terra" racconta un cooperante italiano contattato dall'agenzia Agi via e-mail. Decine e decine di morti, quindi, e destinati a restare senza nome. E poi centinaia di arresti. Nella notte passata sono stati rastrellati sei monasteri nei dintorni della capitale per un totale di almeno 850 monaci portati nelle carceri militari.
Ma stanno finendo in carcere anche artisti, letterati, attori, tutti coloro che possono coordinare, animare e trascinare la protesta come l'attore più famoso del paese e il poeta Aung Way. Rangoon, il vero nome della capitale della Birmania che i militari nel 1989 fecero diventare Yangon e Myanmar (Repubblica ha deciso di non utilizzare più i nomi militari): quando sta per calare la sera del decimo giorno di protesta, la tensione resta alta e la situazione drammatica.
"Sparano ad altezza uomo" - E' la testimonianza di un cooperante italiano che vive a Rangoon: "Il massacro è cominciato, i militari sparano ad altezza uomo sui manifestanti. Non sappiamo quanti siano rimasti a terra ma chi ha potuto vedere dall'alto dei palazzi parla di decine dedine di persone. I militari dai megafoni avvertono che sarà aperto il fuoco senza altri avvisi contro qualsiasi sbarramento". Questa, rilasciata all'agenzia Agi, la testimonianza più diretta da un paese molto al di là del coprifuoco. La repressione ha numeri che possiamo solo immaginare ma a cui possiamo collegare i volti impauriti, gli occhi persi, le teste rasate che si muovono in fretta, le tuniche color cannella e i piedi scalzi sotto la pioggia delle migliaia di monaci che dieci giorni fa hanno lasciato i conventi e sono scesi in strada per dire basta. Un migliaio di loro sono stati arrestati durante la notte, presi direttamenti dai monasteri e portati nelle carceri militari.
Spariti i monaci, oggi tocca ai civili - Dopo i rastrellamenti notturni stamani i monaci non sono stati visti nelle strade occupate invece dai civili, un passaggio di testimonianza e di lotta assai più che simbolico. Una folla è stata dispersa con gli spari dalle parti della pagoda di Sule, uno dei due fronti della protesta. Più avanti, nella giornata, i soldati hanno nuovamente sparato contro 10 mila manifestanti. Almeno cento sono stati arrestati.
Le cause della crisi - Quella della Birmania è una lunga storia di oppressione militare, almeno fin dal 1962 quando i militari presero il potere. Uno dei momenti pià drammatici è stato il 1988 quando la rivolta fu schiacciata con un bilancio di tremila morti. Questa volta, oltre alle ragioni di sempre, la causa della protesta è nell'aumento folle di beni di primo consumo come petrolio, diesel e gas naturale cresciuti dal 66% al 535%. Un aumento insopportabile per i livelli della popolazione birmana.
La repressione contro giornalisti e media - Un fotografo giapponese è stato ucciso durante gli incidenti nei pressi della pagoda di Sule. Il Giappone, per protesta, ha richiamato subito a Pechino il suo ambasciatore a Rangoon. La polizia militare gira nelle strade a bordo di camion, indossa grandi foulard gialli ed è in tenuta antisommossa. Sempre nella zona della pagoda di Sule la polizia ha fatto irruzione nell'hotel Traders a caccia di giornalisti "travestiti" da turisti. I pochi reporters presenti in Birmania prima che scoppiasse la protesta sono stati allontanati. Nessuno riesce più ad entrare e le testimonianze dirette di quello che sta accadendo sono sempre più scarse. I militari infatti stanno chiudendo gli internet point e tagliando le connessioni veloci.
Le accuse alla comunità internazionale - La situazione si complica anche a livello internazionale: nonostante le pressioni della maggior parte dei paesi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso alcuna decisione contro il regime militare birmano per i veti di Russia e Cina, entrambi con interessi commerciali molto forti in Birmania e con il regime militare. E molti si chiedono: perchè finora, dopo anni di regime, non è stato fatto nulla? Perchè questa tolleranza?
Le sanzioni Usa - La Casa Bianca ha annunciato sanzioni contro i 14 membri della giunta militare, wquelle che non è stato possibile decidere a livello di Nazioni Unite pe ri veti di Cina e Russia. Il presidente Bush ha chiesto che "le nazioni che hanno influenza sulla Birmania facciano pressioni sulla giunta militare perchè cessi l'uso della forza". Un messaggio a Mosca e a Pechino che hanno impedito una decisione delle Nazioni Unite. La Casa Bianca ha ufficialmente annunciato che l'amministrazione americana d'ora in poi userà solo i nomi Birmania e Rangoon invece che Myanmar e Yangon imposti dalla dittattura militare.
Ma la protesta dei monaci cammina nel mondo - Carità e povertà: di questo vivono i 350 mila monaci buddisti birmani. Non hanno nulla, non temono nulla e per questo la loro protesta spaventa il regime. Si svegliano prima dell'alba, pregano, escono dai monasteri con la loro ciotola nera per chiedere offerte e poi tornano nei monasteri. Ora tutto il mondo li guarda e li ammira. E marcia con loro. L'Europa ha deciso sanzioni. In tante città, a cominciare da Roma, sono in corso manifestazioni e sit-in in cui la partecipazione è trasversale e bipartisan.
(27 settembre 2007)
Libertà di stampa e di comunicazione sono stati tagliati... i militari sparano ad altezza uomo... cercando di colpire i giornalisti travestiti da turisti ( cosi dicono le fonti Birmane ) questo è chiaramente fatto : per cercare di coprire quanto più possibile il massacro di persone innocenti... chiudono gli internet point.. allontanano o arrestano quanti piu' report possibili... rastrellano i templi per catturare tutti i monaci che hanno dato via alla protesta... incarcerano intelletuali artisti... perchè sono loro che potrebbero guidare la protesta... nel frattempo nella televisione controllata dai militari fanno vedere musica... e chiedono di non partecipare alla protesta perchè illegale... NON FANNO VEDERE CHE STANNO MASSACRANDO SENZA VERGOGNA..
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CooperazioneAgi
Articolo preso da
www.reppublica.it
ANGOON - Fonti ufficiali della giunta militare dicono nove morti, tra cui un fotografo giapponese, e un centinaio di feriti. Le voci che dalla capitale Rongoon riescono a superare divieti e censure, arresti, morte e black out forniscono numeri molto diversi. "Sparano nelle strade ad altezza uomo, chi riesce a vedere dai tetti dei palazzi parla di decine e decine di persone rimaste a terra" racconta un cooperante italiano contattato dall'agenzia Agi via e-mail. Decine e decine di morti, quindi, e destinati a restare senza nome. E poi centinaia di arresti. Nella notte passata sono stati rastrellati sei monasteri nei dintorni della capitale per un totale di almeno 850 monaci portati nelle carceri militari.
Ma stanno finendo in carcere anche artisti, letterati, attori, tutti coloro che possono coordinare, animare e trascinare la protesta come l'attore più famoso del paese e il poeta Aung Way. Rangoon, il vero nome della capitale della Birmania che i militari nel 1989 fecero diventare Yangon e Myanmar (Repubblica ha deciso di non utilizzare più i nomi militari): quando sta per calare la sera del decimo giorno di protesta, la tensione resta alta e la situazione drammatica.
"Sparano ad altezza uomo" - E' la testimonianza di un cooperante italiano che vive a Rangoon: "Il massacro è cominciato, i militari sparano ad altezza uomo sui manifestanti. Non sappiamo quanti siano rimasti a terra ma chi ha potuto vedere dall'alto dei palazzi parla di decine dedine di persone. I militari dai megafoni avvertono che sarà aperto il fuoco senza altri avvisi contro qualsiasi sbarramento". Questa, rilasciata all'agenzia Agi, la testimonianza più diretta da un paese molto al di là del coprifuoco. La repressione ha numeri che possiamo solo immaginare ma a cui possiamo collegare i volti impauriti, gli occhi persi, le teste rasate che si muovono in fretta, le tuniche color cannella e i piedi scalzi sotto la pioggia delle migliaia di monaci che dieci giorni fa hanno lasciato i conventi e sono scesi in strada per dire basta. Un migliaio di loro sono stati arrestati durante la notte, presi direttamenti dai monasteri e portati nelle carceri militari.
Spariti i monaci, oggi tocca ai civili - Dopo i rastrellamenti notturni stamani i monaci non sono stati visti nelle strade occupate invece dai civili, un passaggio di testimonianza e di lotta assai più che simbolico. Una folla è stata dispersa con gli spari dalle parti della pagoda di Sule, uno dei due fronti della protesta. Più avanti, nella giornata, i soldati hanno nuovamente sparato contro 10 mila manifestanti. Almeno cento sono stati arrestati.
Le cause della crisi - Quella della Birmania è una lunga storia di oppressione militare, almeno fin dal 1962 quando i militari presero il potere. Uno dei momenti pià drammatici è stato il 1988 quando la rivolta fu schiacciata con un bilancio di tremila morti. Questa volta, oltre alle ragioni di sempre, la causa della protesta è nell'aumento folle di beni di primo consumo come petrolio, diesel e gas naturale cresciuti dal 66% al 535%. Un aumento insopportabile per i livelli della popolazione birmana.
La repressione contro giornalisti e media - Un fotografo giapponese è stato ucciso durante gli incidenti nei pressi della pagoda di Sule. Il Giappone, per protesta, ha richiamato subito a Pechino il suo ambasciatore a Rangoon. La polizia militare gira nelle strade a bordo di camion, indossa grandi foulard gialli ed è in tenuta antisommossa. Sempre nella zona della pagoda di Sule la polizia ha fatto irruzione nell'hotel Traders a caccia di giornalisti "travestiti" da turisti. I pochi reporters presenti in Birmania prima che scoppiasse la protesta sono stati allontanati. Nessuno riesce più ad entrare e le testimonianze dirette di quello che sta accadendo sono sempre più scarse. I militari infatti stanno chiudendo gli internet point e tagliando le connessioni veloci.
Le accuse alla comunità internazionale - La situazione si complica anche a livello internazionale: nonostante le pressioni della maggior parte dei paesi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso alcuna decisione contro il regime militare birmano per i veti di Russia e Cina, entrambi con interessi commerciali molto forti in Birmania e con il regime militare. E molti si chiedono: perchè finora, dopo anni di regime, non è stato fatto nulla? Perchè questa tolleranza?
Le sanzioni Usa - La Casa Bianca ha annunciato sanzioni contro i 14 membri della giunta militare, wquelle che non è stato possibile decidere a livello di Nazioni Unite pe ri veti di Cina e Russia. Il presidente Bush ha chiesto che "le nazioni che hanno influenza sulla Birmania facciano pressioni sulla giunta militare perchè cessi l'uso della forza". Un messaggio a Mosca e a Pechino che hanno impedito una decisione delle Nazioni Unite. La Casa Bianca ha ufficialmente annunciato che l'amministrazione americana d'ora in poi userà solo i nomi Birmania e Rangoon invece che Myanmar e Yangon imposti dalla dittattura militare.
Ma la protesta dei monaci cammina nel mondo - Carità e povertà: di questo vivono i 350 mila monaci buddisti birmani. Non hanno nulla, non temono nulla e per questo la loro protesta spaventa il regime. Si svegliano prima dell'alba, pregano, escono dai monasteri con la loro ciotola nera per chiedere offerte e poi tornano nei monasteri. Ora tutto il mondo li guarda e li ammira. E marcia con loro. L'Europa ha deciso sanzioni. In tante città, a cominciare da Roma, sono in corso manifestazioni e sit-in in cui la partecipazione è trasversale e bipartisan.
(27 settembre 2007)
martedì 25 settembre 2007
Aung San Suu Kyi

Questa bella signora si chiama Aung San suu Kyi: di questa persona non posso che ammirare la potenza e il vigore della sua volontà e il suo immenso spirito di sacrificio...
Anno 1988 gli studenti sono in manifestazione con il governo dittatoriale di Ne Win, stanchi del regime comunista e antiliberale che stritola il paese da 26 anni. La rivolta è repressa nel sangue... l'esercito spara sugli inermi studenti massacrandone migliaia. Il generale si dimette... sale un governo di transizione. Si preparano le elezioni, che avvengono nel 1989... ( prime elezioni libere dopo 30 anni ) viene eletto il partito NLD (Lega Nazionale per la Democrazia ) a cui capo c'è Aung San Suu Kyi... ma il governo di transizione spalleggiato dall'esercito, che comandato dal generale Saw Maung, si rifiuta di cedere il potere e rovescia l'assemblea. Ritorna la dittatura.... Aung San suu Kyi è arrestata... cosi come altri esponenti del suo partito.
Da anni Aung San suu Kyi è agli arresti domiciliari... che non le vengono revocati proprio perchè scomodo esponente politico Birmano.
Adesso la birmania è nuovamente in rivolta... un fiume di persone si riversa sulle strade... tra cui 10.000 monaci che chiedono al governo di andarsene... chiedono libertà...
C'è paura... il governo potrebbe reprimere nuovamente la manifestazione pacifica nel sangue... come nel 1988.
Notizie piu' approfondite a questi:
ArticoloDa ReutersItalia
http://www.lastampa.it
La foto è presa da Wikipedia.
wiki Birmania
wiki Aung San Suu Kyi
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