domenica 1 giugno 2008

Guerre dell'acqua

Da questo link
www.l'espresso.it
L'articolo parla chiaro, non è una visione futurista e improbabile... sta già succedendo: banche, associazioni politiche e mafiose, governi militari... per meri interessi economici o nel tentativo di controllare l'area costruiscono dighe... con la scusa che cosi potrebbero aiutare per l'irrigazione dei campi... o per tempi di siccità... niente di più falso.

Ecco cosa succede realmente:
In Guatemala sono stati gli squadroni della morte a trasferire a forza circa 75 mila discendenti dei maya-achì per far spazio al grande muro sul Rio Chixoy. La diga, costruita nel 1982, servì alla dittatura militare per deportare intere comunità di oppositori e bollare come guerriglieri gli indigenti contrari. Dieci anni dopo, l'intera regione era deforestata, il Guatemala continuava a spendere 150 milioni di dollari l'anno per importare elettricità, il 30 per cento degli abitanti era ancora senza luce e quasi metà del debito nazionale era dovuto ai costi della diga. Nel 1999 la Commissione per il chiarimento storico, creata dopo gli accordi di pace del 1996, ha classificato come genocidio il massacro di almeno 400 uomini, donne e bambini di Rio Negro, trucidati dall'esercito mentre i sopravvissuti venivano deportati.


E' l'africa che soffre di più:
Scienziati, ecologisti e associazioni umanitarie non contestano gli impianti idro-elettrici in sé, ma le scelte dei governi di costruire strutture enormi e costosissime, ignorandone le ricadute ambientali, sociali e perfino economiche. Il Lesotho è un piccolo Stato africano di due milioni di abitanti, afflitti da una povertà atavica (reddito medio: 2 mila dollari l'anno) e da prolungate siccità: l'anno scorso le Nazioni Unite hanno dovuto distribuire acqua al 70 per cento dei contadini. Eppure, incredibile ma vero, da dieci anni il Lesotho esporta acqua. Nel 1986, in piena apartheid, il governo ha finanziato la diga di Katse, la più grande del Continente nero (per ora), che dalle Highlands convoglia il fiume Arancione, attraverso giganteschi tunnel, verso le industrie di Johannesburg. Il problema si ripete in Asia: il Laos, uno dei dieci Paesi più poveri del mondo, ha varato la maxi-diga di Nam Theun 2, che esporterà energia in Thailandia. In attesa dei profitti, per ora ha aumentato il debito pubblico e fatto deportare 10 mila persone, minacciando il futuro di altri 120 mila pescatori e contadini.

Nessun commento: